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Intervista a Barbara Mussi
di Salvatore Viola

Dalla musica all’amore per il mare. Dalle prime osservazioni alle collaborazioni con il WWF e con i centri di ricerca universitari. Oggi Barbara Mussi, è una delle animatrici del progetto Delphis per lo studio, il monitoraggio e la protezione dei cetacei nell’area del Tirreno meridionale, nelle acque delle isole di Ischia.

Jean Gab

ADESSO Online: Cos’è e come nasce Delphis?
Barbara Mussi: Delphis è nata dopo quasi 10 anni di lavoro sul campo. Dopo un lungo periodo di ricerca e di osservazione dei cetacei. A un certo momento è emersa l’esigenza, oltre che di divulgare i risultati del nostro lavoro, anche di impegnarsi nella conservazione e protezione degli animali. Per questo si è pensato che un’associazione no-profit fosse lo strumento ideale per poter lavorare in questo campo. Il progetto è focalizzato sulla protezione dei cetacei e sull’individuazione delle aree critiche per la loro sopravvivenza. Sono sette le specie di cetacei che si possono trovare nelle acque di Ischia e alcune di queste specie sono a rischio di estinzione come per esempio il delfino comune, che un tempo era presente in molte aree del Mediterraneo e che oggi è quasi scomparso. Sono rimaste poche concentrazioni di questa specie nel Mediterraneo centrale: a Ischia, a Malta e prima erano presenti anche nella Grecia ionica, da dove, nel giro di 15 anni, sono praticamente scomparsi.

Perché avete scelto l’isola di Ischia come base operativa?
Ischia è stata scelta inizialmente perché era interessante soprattutto per il numero di specie presenti. L’altra ragione per cui abbiamo scelto Ischia come base per la nostra attività è semplicemente perché era una area per così dire scoperta, dal punto di vista dell’osservazione e della ricerca.

Jean Gab

A quali pericoli sono esposti i cetacei dell’area di Ischia?
Sono tre le minacce fondamentali, tra l’altro connesse tra loro. La prima è la competizione per il cibo. Nella nostra area è aumentata la pesca di tipo industriale e questo ha causato una carenza di cibo per i cetacei. I delfini che osserviamo infatti sono molto magri, il ché è un indice del fatto che hanno difficolta a trovare cibo. Essendo denutriti si ammalano anche più facilmente e sono soggetti a affezioni immunodepressive. L’immunodepressione è uno degli effetti dell’inquinamento, che è il secondo dei grossi problemi dell’area e, in generale, di tutto il Mediterraneo. Secondo le nostre analisi, la quantità di sostanze nocive presente nele grasso degli animali è di circa cinque volte più alta di quella presente per esempio nei delfini studiati in Grecia. La terza minaccia è costituita dall’incremento del traffico turistico a cui probabilmente si deve il fatto che gli animali negli ultimi anni sembrano essere diventati molto nervosi, stressati. Prima per esempio era facile avvicinarli per far loro delle foto identificative, oggi quest’operazione è diventata molto difficile.

Per questo è stata istituita l’Area Marina Protetta?
L’istituzione dell’area protetta è certo una cosa positiva. Ma il fatto che ci sia non è garanzia della sua efficacia, che dipende da tanti fattori, politici ed economici.

Jean Gab

Qual è stato il percorso che ha portato all’istituzione dell’area protetta?
All’inizio era stata istituita un’area protetta costiera con una superficie che, tutt’intorno all’isola, non va oltre i 50 metri dalla costa. Noi siamo riusciti a far sì che a questa si aggiungesse un’area pelagica che arriva anche a 300, 400 metri di profondità per i delfini. Quindi, quello che adesso abbiamo è una specie di prototipo unico in Italia e nel Mediterraneo: un’area marina costiera con annessa un’area pelagica, mentre normalmente o c’è l’una o l’altra. In ogni caso il nostro lavoro non si ferma qui. Stiamo infatti lavorando per ampliare l’area marina protetta, oltre che all’habitat dei delfini anche a quello dei capodogli.

Quali sono state le difficoltà nella creazione dell’area protetta?
Ci sono state molte resistenze nei confronti del progetto, dovute in molti casi all’ignoranza. C’è chi ha pensato per esempio che una volta creata l’area protetta non avrebbe più potuto fare il bagno. Ma ci sono state resistenze connesse a interessi economici legati all’industria turistica o alla pesca industriale.

delfino comune

Progetti per il futuro?
Innanzitutto stiamo tentando di estendere l’area di studio alle isole di Ventotene e Ponza (vedi ADESSO 08/06). Inoltre stiamo cercando di raccogliere fondi per potere ampliare la stagione di campionamento anche al periodo invernale, mentre finora i campionamenti effettuati dal nostro veliero laboratorio hanno coperto solo il periodo da giugno a ottobre. D’inverno, grazie al fatto che c’è meno traffico, si riescono a seguire meglio gli animali e a raccogliere una maggiore quantità di dati e di migliore qualità. L’altro settore in cui vogliamo incrementare la nostra attività è quella dell’educazione, attraverso la stampa, l’organizzazione di conferenze e naturalmente il nostro museo a Lacco Ameno, che espone una mostra permanente dedicata ai cetacei che frequentano le acque di Ischia.

Invitiamo i lettori che volessero saperne di più su Delphis e sui suoi progetti di salvaguardia dei cetacei di visitare il sito www.delphismdc.org. Chi invece ha il desiderio di vivere l'esperienza di un incontro ravvicinato con delfini e balene nel Golfo di Napoli, può rivolgersi all'agenzia LaMar di Amburgo. LaMar, nel periodo tra giugno e ottobre, organizza viaggi individuali a bordo di una delle barche-laboratorio di Delphis. Per saperne di più potete visitare questa pagina del sito di LaMar: www.lamar-reisen.de/golf-von-neapel, oppure telefonare all'agenzia al numero 49-(0)40-59457064

INFORMAZIONI:

Delphis
Isola d'Ischia
via Zaro 22
80075 Forio (Naples), Italy
tel & fax +39 081 989578
info@delphismdc.org

laMar Reisen
Kaiser-Wilhelm-Straße 73
D-20355 Hamburg
Tel: +49-(0)40-59457064
Fax: +49-(0)40-59457064
E-Mail: info@lamar-reisen.de

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