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I CENTO PASSI E LA MAFIA IN SICILIA

Salvo Vitale, al centro della foto, insieme ad Anne Behrens e agli altri compagni di corso
Salvo Vitale, al centro della foto, insieme ad Anne Behrens e agli altri compagni di corso
I cento passi e la mafia in Sicilia. Intervista a Salvo Vitale, amico e stretto collaboratore di Peppino Impastato
di Anne Behrens nella Voce dei lettori di ADESSO di dicembre 2004


Al corso di italiano, in una scuola vicino a Palermo, nel maggio scorso abbiamo vissuto un'esperienza indimenticabile. Avevo già visto almeno cinque volte il film I cento passi, mi aveva entusiasmato il modo in cui il protagonista, Peppino Impastato, aveva combattuto insieme ai suoi amici la mafia ed ero rattristato per il modo in cui era stato ucciso. Per approfondire questo tema la nostra insegnante ci ha proposto di incontrare Salvo Vitale, amico intimo di Peppino e l'ultima persona a vederlo prima dei suoi carnefici. Vitale si è mostrato subito disponibile a parlare con noi. Avevamo preparato l'intervista durante la lezione ed eravamo curiosissimi e allo stesso tempo molto emozionati di conoscere quest'uomo che, come Peppino, era stato uno dei promotori della lotta contro la mafia negli anni Settanta a Cinisi. L'abbiamo incontrato nella piazza di Partinico, un paese non lontano da Cinisi, dove oggi vive. Quando siamo arrivati, lui era lì ad aspettarci, seduto su una panchina e con una sigaretta in mano. Era più anziano di quanto ci attendessimo, ma a tutti noi è stato subito simpatico. Gentilissimo e, soprattutto, entusiasta di raccontarci la continuazione di quella lotta intrapresa dal suo caro amico, ci ha detto che, sin dall'inizio, sia lui che i suoi amici non avevano creduto alla storiella di Peppino caduto vittima mentre preparava un attentato terroristico. La mafia parte delle Brigate Rosse; il suo corpo, privo di vita, era stato ritrovato lo stesso giorno di quello di Peppino. aveva in realtà programmato tutto: quello era il periodo del < TS>sequestro di Aldo Moro, segretario della Democrazia cristiana, da Anni dopo, Falcone si è occupato del caso, ha interrogato la madre di Peppino, la quale insisteva nell'affermare che a uccidere il figlio erano stati i sicari di Tano Badalamenti e un politico locale. Badalamenti è stato condannato come mandante dell’omicidio all'ergastsolo nel 2002. Peppino Impato aveva fondato Radio Aut e, insieme ai suoi amici, lavorava con grande impegno per mandare in onda le sue denunce contro la mafia. Nel suo programma Onda pazza parlava apertamente di abusivismo edilizio e di tutti gli atti criminali dei mafiosi di quel tempo, facendo sempre nomi e cognomi, senza alcun timore. «In questo però non era solo, aveva con sé un gran numero di compagni che lo sostenevano», constata orgogliosamenteSalvo. Salvo ci racconta che sia per la mafia che per la politica Peppino era sempre di più un personaggio scomodo, soprattutto nel momento in cui aveva deciso di candidarsi alle elezioni comunali nelle liste di Democrazia Proletaria. Una vera sfida per i mafiosi! La presenza di questo pazzo anticonformista, seduto accanto al sindaco e a tutti i consiglieri, sarebbe stata troppo di ostacolo per i loro imbrogli. Perciò era necessario trovare una soluzione: ormai che suo padre non c'era più, ucciderlo sarebbe stata la soluzione più facile. .

Salvo ricorda chiaramente gli ultimi giorni prima dell'omicidio. Loro erano sì abituati alle minacce e si rendevano conto di camminare sui carboni ardenti, ma certo non pensavano che si arrivasse all'omicidio. "Sapevamo di giocare una partita non facile" dice Salvo un po' pensieroso, però nello stesso tempo non mostra alcun pentimento per quello che hanno fatto trent'anni fa. "Arrivavano minacce ogni giorno, ad esempio 15 giorni prima del delitto, qualcuno aveva messo dello zucchero nel motore di Peppino, facendolo bruciare". A Radio Aut arrivavano diverse telefonate anonime, ma Peppino non sembrava dare a tutto questo un grande peso. "Si sapeva che in quei giorni sarebbe successo qualcosa di grosso. Ma, nessuno sapeva cosa". Lo avevano saputo da Giovanni, un amico di Peppino che lavorava a Palermo e a cui un cugino aveva raccomandato di non recarsi a Cinisi, perché in quei giorni sarebbe successo qualcosa Ma, Peppino e Giovanni avevano precedentemente litigato e perciò quest'ultimo non aveva avuto il coraggio di parlargli, aveva avvertito quindi un altro amico, un certo Giosuè. Giosuè e Giovanni non sanno cosa fare, ma probabilmente pensano che quella sera non sia poi più pericolosa delle altre. Dopo tutto, si erano abituati alle minacce e Peppino sarebbe tornato da lì a poco. Peppino accompagna Salvo davanti alla porta di casa e i due si salutano: "Ciao, vado a salutare i miei parenti americani che sono arrivati a Cinisi e ci vediamo alle 9.00". Quando Peppino lo lascia, Salvo ha la sensazione che una macchina scura di grossa cilindrata, segua il suo amico. Probabilmente non è solo una sensazione perchè alle 21.00 Peppino non si fa vivo a Radio Aut e i suoi compagni si mettono in agitazione. .

Noi studenti eravamo molto interessati a sapere di più di Peppino e abbiamo chiesto a Salvo "Com'era Peppino Impastato come persona"? Salvo ci parla con orgoglio del suo amico dicendo "Era sempre tranquillo, indossava sempre una specie di uniforme nera (maglietta e pantaloni neri), aveva sempre pochissimi soldi in tasca, quel tanto per comprarsi le sigarette o farsi un Fernet. Non parlava tanto, ma si trasformava totalmente quando era su un palco o aveva un microfono in mano". Ma, è evidente che Salvo, a distanza di tutti questi anni, continua a soffrire per la perdita del suo amico. Salvo però ha continuato la sua lotta contro la mafia. Non ci nasconde che secondo lui "nulla è cambiato". Ma, nello stesso tempo, non c'è nessuna traccia di rassegnazione sul suo volto. Ci parla di una distilleria a Partinico, oggi gestita da Antonina Bertolino, figlia di un mafioso, che negli anni '60 faceva parte della cupola, che aveva vissuto negli Stati Uniti e che sarebbe stato anche autista di Al Capone. La Signora Bertolino è stata già condannata per disastro ambientale, però lei è cognata di un certo Angelo Siino, un pentito e secondo Salvo, sarebbe proprio il pentimento del cognato a garantirle una certa immunità. Di contro, Salvo e i compagni, sino ad oggi, hanno già ricevuto ben 200 denunce per diffamazione. Ma, loro non si arrendono, avevano appena organizzato una manifestazione di protesta popolare, proprio davanti ai cancelli della distilleria, a cui avevano partecipato ben 10.000 persone. Che ragazzacci i compagni di Peppino! Dopo tutti questi anni, non si stancano di lottare.

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